Museo Marino Marini - Piazza San Pancrazio - Firenze
CLAUDIA LOSI. LA CODA DELLA BALENA E ALTRI PROGETTI 1995 - 2008
inaugurazione 28 marzo 2008 | ore 19-24 | a cura di a.titolo e alberto salvadori | museo marino marini | firenze
Il Museo Marino Marini, l'Osservatorio per le Arti Contemporanee Ente Cassa di Risparmio di Firenze e la Fondazione Pitti Discovery presentano una mostra dedicata all'artista italiana Claudia Losi, un momento espositivo che metterà a confronto una selezione di opere, realizzate dagli anni novanta ad oggi con la produzione di Balenaproject.
La maggior parte dei progetti ideati da Claudia Losi nasce dall'incontro con un luogo che lentamente prende la forma di un'opera: sia essa un ricamo, una scultura, un'installazione. Questo processo è il tema che accompagna la prima antologica dedicata all'artista italiana e ideata, con lei, da a.titolo e Alberto Salvadori.
Il percorso espositivo, che si sviluppa negli spazi della cripta del museo fiorentino, è stato pensato in stretta relazione con il sito e ideato come una storia per immagini capace di affiancare e intrecciare i diversi temi che compongono la ricerca dell'autrice dal 1995 ad oggi.
In mostra una selezione di venti opere che documentano temi portanti della ricerca di Claudia Losi: il disegno e l'esperienza della geografia, intesi come rapporto complesso e in progress con gli spazi aperti e i segni che li compongono, dagli elementi naturali, alla fauna, dai mutamenti del paesaggio a quelli della comunità che lo abita. Aspetti questi che trovano due incipit nella raffinatezza della serie delle Tavole vegetali (dal 1995), diverse tipologie di licheni ricamati su stoffa e nella luminosità dei dieci elementi che danno corpo alla serie dei Celacanti (2006, Unicredit Group Collection): ricami e disegni riprodotti su tessuto imbottito, paesaggi fantastici nei quali i profili stilizzati di questi fossili viventi, nuotano osservati da figure maschili e femminili, poste in diverse prospettive. Lavori che bene testimoniano l'eterogeneità della ricerca dell'artista e dai quali si può partire per sviluppare differenti e articolati percorsi.
In mostra anche la testimonianza di quasi sei anni lavoro, seguendo il viaggio della balena, durante i quali hanno preso vita molti incontri e diversi tipi di collaborazioni. Attraverso questo "andare", l'artista ha creato, con il saper fare di comunità di donne, ceramisti e videomaker, un "patrimonio di senso" che compone oggi una parte importante di Balenaproject: otto documentari che testimoniano un viaggio reale di un oggetto dell'immaginario; Mukat (2008), 15 corpi in ceramica bianca che riproducono pezzi di balena realizzati dall'artista, in collaborazione con Emilio Romano, prodotti appositamente per la tappa di Firenze e un tappeto colorato composto da più di 300 piccole balene in lana, cucite da due comunità di donne a Guamote e a Punguí, località a più di 4000 metri di altitudine, nella provincia del Chimborazo in Ecuador.
Nell'opera di Claudia Losi, "ciò che non si dà immediatamente alla vista" è un altro elemento centrale che i curatori hanno voluto tenere come tema portante dell'allestimento e che si propone, nel percorso espositivo, come un insolito dialogo tra le opere e lo spazio architettonico, una sorta di labirinto nel quale i lavori si presentano come temporanee rivelazioni di memorie e di luoghi; storie che, collocate nel suggestivo spazio del museo, si arricchiscono di ulteriori e inaspettati immaginari.
Balenaproject
In un tempo lontano le balene nuotavano tra gli Appennini, in un mare che ha lasciato ora il posto al cielo. Con queste parole Claudia Losi spiega come è nata l'idea della sua Balena. Realizzata in tessuto di lana secondo la morfologia e le dimensioni reali della mediterranea Balena Physalus (23 metri di lunghezza),è stata cucita nei Lanifici Botto e Boglietti tra le colline del biellese in Piemonte. Proprio come un'antica mirabilia, l'oggetto si carica di suggestioni, raccoglie sguardi e gesti, suscita racconti e fa riemergere ricordi tanto più quando è mostrato lontano dal mare.
L'idea del progetto nasce nel 2002 dalla memoria delle balene che milioni di anni fa nuotavano tra le colline dell'Appennino; un'immagine riaggiornata agli anni Settanta quando, in molte città italiane, veniva esposta al pubblico una balena vera conservata sotto formalina e mostrata in un container da circo. Lavorando a partire da questi immaginari e queste memorie, l'artista ha realizzato un esemplare di Balenoptera Physalus, il più grande e veloce cetaceo del Mediterraneo.
Dal 2002 ad oggi Balenaproject ha viaggiato per il mondo arrivando fino in Ecuador e trovando a ogni tappa una comunità di riferimento che, oltre ad accoglierla, aggiungeva alla sua storia nuove visioni.
Fino al 5 luglio il corpo della balena è nel chiostro del Museo Marino Marini e diverrà l'oggetto di una performance (date da definire) ideata dalla Compagnia Kinkaleri e di una serata di letture, 29 maggio, memorie e racconti di Paolo Rumiz e dell'attrice Roberta Biagiarelli.
Dopo Firenze, la tappa successiva di Balenaproject sarà Birmingham presso la Ikon Gallery.
La mostra è stata realizzata anche con la collaborazione di
Assessorato alla Pubblica Istruzione Comune di Firenze
Gli Ori Editori
La Marrana
e il supporto di Gruppo cooperativo Piacenza '74 Val d'Arda, Il Latini
orari 10-17 chiuso martedì e domenica
biglietto intero con catalogo euro 8
biglietto intero senza catalogo euro 6
gruppi scolastici e organizzati euro 2
bambini fino a 12 anni gratis
+ 39 055 219432
info@museomarinomarini.it
Pitti Immagine - Ufficio Stampa
+39 055 3693214
web@pittimmagine.com
29 mar 2008 - 31 mag 2008
Ipotesi di senso
GiaMaArt - via ladonisi, 14 - Vitulano (BN)
IPOTESI DI SENSO
Sonia Ceccotti, Antonella Cinelli, Elena Monzo
inaugurazione 29 marzo 2008 | ore 19.00
a cura di simona barucco
Il senso del tatto, dell'olfatto, dell'odorato.
Il senso della vista, dell'udito. Il senso della vita. Il senso di ciò che può avere davvero, oggi, un senso. "Dare un senso a ciò che un senso non ce l'ha".
Il senso dell'orientamento, della direzione, del vento. Il senso del vuoto, del pieno, del nulla, il senso del riempimento.
Ipotesi. Continue ipotesi sul vero e profondo significato del senso.
Riconoscere i pensieri che hanno un senso, liberandoli da un orizzonte buio. Cercare la notte tra gli anfratti silenziosi di mille oggetti che si sono stratificati, accumulati, sovrapposti. Personale è lo svilupparsi e l'avvilupparsi dell'immagine, che perde costantemente il centro per ritrovarlo in sinuose volute o in prospettive negate. Non c'è sempre un senso dell'opera, non può più esserci. Il senso, in ipotesi, si forma da sé, è una genesi spontanea, continua, ininterrotta, le forme del senso a volte si autocostruiscono. In altre svaniscono. L'artista le aiuta a venir fuori, le snocciola con pazienza, le elenca, secondo quell'arte che prende corpo a piccole dosi, allontanando la morte.
In ogni opera di Sonia Ceccotti si ha la sensazione che qualcosa si stia materializzando, che il magma caotico stia prendendo le forme della vita, disegnando e colorando le cose con cui questa vita c'intrattiene. Zingari di un nomadismo culturale che ci ha sedotto in epoche non remote, oggi si torna ad interrogarci sul valore del senso, che questo secolo contribuisce ad escludere. E se è solo transizione, speriamo sia la migliore, quella che ci aiuterà a riflettere su come ipotizzare altri valori. Sonia Ceccotti afferra le difficoltà della mescolanza temporale, le inadempienze di una cultura che immagina che panni avrà, ma non sa quali oggi indossare, rileggendo rapidamente quest'ulteriore senso al tramonto. Lo spazio familiare si popola di ranocchi che non diventeranno mai principi, di compagni di viaggio e d'avventura abbandonati da sempre, fin dall'infanzia, e che continuano a seguirci, a rincorrerci, a perseguitarci proponendo ruoli che non sono mai stati nostri. La visione profonda di se, l'artista, la sdrammatizza proiettandosi in modelli, a volte, non massificanti, liberi, estranei all'immagine della donna contemporanea. La Ceccotti traduce l'ansia di questa interpretazione in continui omaggi a quelli che sono i gesti del glamour, di una realtà tanto povera quanto caleidoscopica, in colori e forme che sono surreali e iperrealisti: è omaggio anche all'automatismo, convertito in lunga onda elettromagnetica, capace di retroilluminare schermi di ogni fattura o la nostra retina sempre più disincantata, così come Antonella Cinelli aiuta a riconsiderare il senso della pittura, e lo fa affermando il suo universo, fatto di tremori, di delicati incontri, di elaborati punti di vista, che scendono ad oscurare gli stati della vita. C'è geometria, nell'arte della Cinelli, ma c'è soprattutto ordine, razionalità, fermezza. Le immagini sono perfette, ricercate, rigorose, eppure fragili nell'iperrealismo spinto all'eccesso, sospese, perché appartengono alla memoria. Si rincorrono, si alternano, si affrontano su un campo che è un'arena dei sogni. Arti lucidamente vestiti fanno da contraltare a capigliature scarmigliate, a volti umanissimi e malinconici. I numeri della femminilità, l'abbigliamento ricercato, le parrucche cotonate e i capelli appena umidi, gli occhi e la bocca truccati e struccati con un senso di precarietà continuamente percepibile, il nudo coperto dall'intimo giornaliero e seducente, lo sguardo che indaga nel proprio sguardo e in quello degli altri per capire che forma avrà la prossima volta il dolore, sono gli estremi visibili della paura, del continuo bisogno di scappare. Da quest'articolato contesto emerge la figura, un corpo muto, attonito, che riconosce ed esalta la densa e pesante atmosfera, e ne fa legge.
La donna e il suo senso, è sbiadito ricordo, la quotidianità è rielaborata al computer, che riscrive le forme e le rende pure, docili, assecondanti. Non più incandescenze. Si riconoscono i piaceri della notte. Ci s'immerge in quel lungo fiume inquieto che è la vita con Elena Monzo, ma non solo la sua: al suo interno affluisce una storia da difendere, da immagazzinare nelle viscere, analizzandola e riconoscendone i migliori frammenti. Il segno è la chiave di lettura per riconoscere a pelle le emozioni: i pochi frammenti che generano le immagini e i colori delle opere della Monzo si muovono con difficoltà sul supporto e reagiscono immediatamente al dialogo con l'interlocutore.
Il suo approccio è nell'affinità che il suo sentire ha verso un mezzo espressivo che consente un superamento degli orizzonti. La superficie diviene un punto d'incontro di dolenze e segni, di relazioni impossibili, pure e verificabili, di spessori e di trasparenze. Il quadro nasce da stratificazioni mentali e formali, da accumulazioni segniche e trasgressioni cromatiche. Sulla superficie si accumulano storie di passaggi e di liberi attraversamenti: la pittura è inquieta quanto è trascinante l'impeto di un universo passionale. Generazioni si confrontano sul lavoro di archiviazione e rielaborazione. Ipotesi di senso si sovrappongono, si confondono e generano altro umore, altro liquido fluire di ricordi, sensazioni, tempo. La storia è pelle, macchia umana nelle pieghe degli abiti, della biancheria. E' odore di vuoto, senso dell'equilibrio minacciato, destinato a svanire come
orario: dal martedì al sabato ore 17.00 - 20.00 e per appuntamento
catalogo: in galleria. edizioni GiaMaArt studio, pp 40
Tel/Fax: 0824.878665 - 338.9565828
www.giamaartstudio.it
info@giamaartstudio.it
01 apr 2008 - 01 lug 2008
Noli Me Tangere
Patrizia Pepe - via Gobetti, 7/9 - Capalle (FI)
Noli Me Tangere
Patrizia Pepe, presenta all’interno dei propri spazi i lavori di Franco Menicagli.
Inaugurazione Martedì 01 Aprile 2008 dalle ore 17.00 alle ore 19.00
a cura di Alessandro Sarri
progetto Ronaldo Fiesoli
dal 01 Aprile 2008 al 01 Luglio 2008
Lun/Ven H 9.30/12.30 - 14.30/18.30
Via Gobetti 7/9, 50013 Capalle, Firenze 055 87444.1
www.patrizia pepe.com
Noli me tangere esemplifica direi al meglio la personale che l’artista toscano Franco Menicagli terrà presso gli spazi espositivi di Patrizia Pepe a Capalle, a partire dal primo aprile fino al primo luglio 2008, a cura di Alessandro Sarri. L’idea dell’oggetto irriconoscibile, irrimediabilmente ambiguo e sfuggente connota da sempre il fare artistico di questo artista che, con modalità sempre differenti ma con intenti diremmo quasi compulsivi, indaga da sempre il confine sempre più labile che separa l’oggetto dalla sua irriconoscibilità. Lo fa attraverso l’intrusione diremmo dell’oggetto in se stesso, parassitato da listelle di legno e da fascette di plastica che, incessantemente dividono l’oggetto da se stesso, scomponendolo come a priori in un detour della dissomiglianza che infesta l’oggetto ancor prima di essere, come dire, trattato dall’artista. L’imperativo categorico del titolo vuol appunto sottolineare questa difficoltà di lettura di questa cosa che si sottrae incomunicabilmente ad ogni interpretazione di sorta. La sala principale ospiterà tre oggetti, tre modalità inesaustive di fruizione che proiettano queste ‘reliquie di visione’ attraverso tutto lo spazio come irrealizzandolo topologicamente. La saletta adiacente vedrà un piccolo video girato a Berlino dall’artista in cui un suonatore di strada, schiacciato su di uno sfondo a metà strada fra la fuga prospettica e il trompe d’oeil, sembra quasi ripetere la costitutiva ambiguità all’opera negli oggetti, tra ciò che si mostra e la propria impossibile coincidenza. Nella sala mensa infine, sarà ospitato un intervento più eminentemente metonimico che consiste, per mezzo di una sostituzione sul posto di oggetti con i loro doppi spettrali, nel far percepire la differenza intrinseca propria di ogni oggetto in ciò che al limite può anche non essere visto ma semmai solo respirato, dove la differenza non si pone più soltanto per se stessa, ma evapora appunto metonimicamente facendosi ambiente
01 mag 2008 - 07 set 2008
Time & Place: Milano/Torino 1958-1968
Moderna Museet - Stoccolma - Svezia
TIME & PLACE: MILANO/TORINO, 1958-1968
dal 1 maggio 2008 | a cura di luca massimo barbero | moderna museet | stoccolma
Per celebrare il suo 50° Anniversario, il Moderna Museet di Stoccolma ha scelto di dedicare tre mostre a 'punti caldi' degli anni Sessanta nel mondo: Rio de Janeiro, Milano/Torino e Los Angeles. L'idea è quella di indagare il periodo di creazione del Moderna Museet secondo una prospettiva internazionale, mostrando una selezione rappresentativa di espressioni artistiche, architettoniche, di design, letterarie, cinematografiche e musicali prima d'oggi mai esposte insieme in Svezia.
Curata da Luca Massimo Barbero, Time & Place: Milano/Torino, 1958-1968 (Tempo & Luogo: Milano/Torino, 1958-1968), esplora un momento decisivo nell'arte italiana, concentrandosi su queste due città come emblematici luoghi d'origine di una nuova Identità.
La mostra indaga il passaggio da Azimut all'Arte Povera, riconosciuto come centrale, già dagli anni Sessanta, dall'allora direttore del Moderna Museet Pontus Hultén, proponendo una prospettiva radicalmente nuova, che si concentra sulle questioni centrali sviluppate in quei vitali contesti artistici, come la monocromia, il grado zero dei segni, la tabula rasa della pratica concettuale.
Nella prima sezione, la mostra presenta la situazione del superamento dell'Informale, con la nascita delle esperienze italiane, internazionalmente riconosciute, di riduzione cromatica, nell'uso della monocromia e nella concezione spaziale delle ricerche oltre la superficie: accanto a Lucio Fontana e Piero Manzoni, presenti con alcuni capolavori, sono rappresentati artisti come Enrico Castellani, Dadamaino, Gianni Colombo, Agostino Bonalumi, Paolo Scheggi, Mario Nigro, Rodolfo Aricò.
La sala centrale dell'esposizione intende rappresentare una sorta di cardine fra Milano e Torino, esponendo oggetti scultorei, fotografie, inviti, cataloghi del periodo per una ricostruzione dei principali avvenimenti dell'epoca. Una sezione sarà dedicata all'importanza della nuova scultura come oggetto ed esporrà, anche le Linee e la Merda d'artista di Piero Manzoni, sculture di Fausto Melotti e Lucio Fontana, opere di Vincenzo Agnetti, Alighiero Boetti e Gastone Novelli, accanto a una ricca selezione di fotografie e video d'epoca di Enrico Cattaneo, Giovanni Ricci, Cameraphoto e una sezione di immagini inedite di Ugo Nespolo che ritraggono i protagonisti della nuova avanguardia torinese.
Il terzo spazio presenta opere che anticipano e sono germinali del movimento che verrà poi riconosciuto come Arte Povera, momento cruciale dell'arte italiana e della sua nuova visibilità internazionale. Dialogheranno in questo spazio opere concepite entro il 1968 da Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Paolo Icaro, Mario e Marisa Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Gianni Piacentino, Michelangelo Pistoletto, Carol Rama, Gilberto Zorio e altri.
Per approfondire questo periodo di eccellenza della cultura italiana, il Moderna Museet presenterà al pubblico un programma di film di Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini e altri cineasti italiani.
Curatore della mostra: Luca Massimo Barbero, Venezia.
Curatore del progetto: Cecilia Widenheim, Moderna Museet.
Time & Place: Milano/Torino, 1958-1968 è sponsorizzata da Scania.
Anteprima per la stampa 29 aprile, h 10- 13
Per ulteriori informazioni e immagini scaricabili per la stampa:
www.modernamuseet.se/press
Ufficio stampa: Maria Morberg
m.morberg@modernamuseet.se
Tel +46 8 5195 5279, mobile +46 708 83 89 62
04 mag 2008 - 05 ago 2008
Passato-Presente
Fortezza Medicea - Grifalco - Cortona (AR)
Domenica 4 maggio 2008 alle ore 21,30
ingresso libero - catalogo disponibile
La Galleria Tartaglia Arte e VISTA Centro d’Arte e Comunicazione, in collaborazione con O+O Oriente & Occidente Gestiòn Cultural (Valencia) e Associazione Centro D'arte Minerva, con il patrocinio del Comune di Cortona, presentano una mostra collettiva itinerante.
Questa mostra vuole documentare l'arte di oggi attraverso il confronto internazionale tra giovani artisti e maestri, all'insegna del linguaggio internazionale dell'arte. Parte dalla Fortezza di Cortona per approdare in due spazi della capitale. "Passato-Presente" L’unione simbolica tra la solidità del passato, rappresentata da una fortezza antica, e la fluidità del presente raccontata da opere contemporanee che, inserite in un contenitore storico e rigoroso per la sua struttura militare, dimostrano la indispensabile continuità tra ciò che è stato e ciò che sarà. Il peso della storia quindi non come ingombro o restrizione, ma come punto di partenza solido verso nuove espressioni della realtà contemporanea.
Insieme a tre artisti di fama internazionale, Mario Russo, Piero Tartaglia e Ivan Jakhnagiev, vengono presentate le opere di 25 artisti provenienti daIl'Italia, Spagna, Bulgaria, Inghilterra:
Helena Zapke, Melchor Zapata, Michele Principato Trosso, Carolina Tomás, Mª Jesús Soler, Cristina Sanz, Marisa Rodríguez Alonso, Isabel Robles, Ana Pobo, Rafael Nadales, Iva Milanova, Eduardo Larrasa, Enriqueta Hueso, Annamaria Gagliardi, Silvana Frivoli, Isabel Falero, Paloma Delbreil, Isabel Cosín, Carolina Coronado, Frances Clarke, Ana Castañer, Xaro Bonilla, Sabela Baña, Ana Álvarez, Carmen Alonso.
La mostra collettiva itinerante sarà ospitata in tre sedi diverse e si svolgerà come sotto descritto:
Fortezza Medicea di Girifalco - Cortona (AR) dal 5 al 16 maggio 2008.
Interessante edificio storico del 1561 e splendido esempio di architettura militare si erge sulla sommità di un colle dal quale si domina Cortona. Oggi viene spesso
utilizzata come contenitore storico per mostre di arte contemporanea. E’ sede anche della manifestazione "Medioevo in Fortezza".
Orari di apertura: 10 - 18
Biglietto d'ingresso:
euro 3,00 - normale
euro 1,50 - ridotto per gruppi superiori a 15 persone e per bambini da 6 a 12 anni
VISTA Centro d’Arte e Comunicazione in tre mostre collettive 26 maggio al 6 giugno - 7 al 18 giugno - 19 al 30 giugno.
Situata a 200 mt. dal Colosseo, in via Ostilia 41, Roma è una sede giornalistica e organizzativa di eventi culturali, promozione e valorizzazione di artisti contemporanei.
Orari apertura: lunedì-venerdì 12 - 19.30 sabato 17 - 19.30 ingresso libero
info: Via Ostilia 41 - 00184 Roma tel /fax 0699704321
Galleria TARTAGLIA ARTE in tre mostre collettive dal 1 al 11 luglio - dal 12 al 23 luglio - dal 24 luglio al 5 agosto.
Situata nel centro storico di Roma, in via XX Settembre 98 c/d, nasce nel 1950 come studio di pittura dell'artista Piero Tartaglia. Oggi la galleria organizza mostre temporanee o permanenti, vi si trovano in esposizione e vendita opere uniche sia di artisti contemporanei di rilievo con quotazioni elevate, sia di giovani talenti che trovano un ottimo trampolino di lancio.
Orari apertura: lunedì-sabato 10 - 13 e 15 - 19.30 ingresso libero
Info: via XX Settembre, 98c/d - 00187 Roma tel./fax +39064884234
Scott Campbell - Jeremiah Maddock
"B u r y t h e h a t c h e t"
Inaugurazione 13 Maggio
dalle ore 18,30
Bury the Hatchet- Sotterra l'ascia
La doppia personale a the Flat di Scott Campbell e Jeremiah Maddock è la celebrazione di una amicizia ritrovata,una specie di vincolo di sangue.
Una storia personale che acquista significati etico-estetici e che mette in luce due personalità complesse e contraddittorie, sottintendendo un significato di riconciliazione ben più vasto.
Scott Campbell ," viandante dell'arte", impernia il suo lavoro sul lento processo di decorazione del corpo umano, affascinato dalla tecnica del tatuaggio.
Diviene talmente abile e rinomato da annoverare fra i frequenatori del suo tattoo studio a Brooklyn ,le rock star e gli attori di Hollywood.
Dal Tatuaggio egli si separa,almeno parzialmente, per applicarsi alla realizzazione di straordinarie icone che prendono spunto da loghi vintage o dai dagherrotipi di fine '800, ammiccando inoltre allo spiritismo dei nativi pellerossa.
Compagno di Scott di moltissimi viaggi
Jeremiah Maddock, viene letteralmente sradicato da una vita agreste nei boschi dello stato di Washington, per ritrovarsi sulla scena emergente degli artisti Newyorchesi.
La pittura e il disegno sono per Jeremiah l'espressione più pura dell'esistenza, non mediata da condizionamenti esterni o corrotta da compromessi.
Il suo linguaggio è una fonte cristallina da cui sgorgano sequenze di machiavellici "geroglifici musicali".
Le sue tavole rivelano un candore a volte sconcertante, esplicitando la percezione del soprannaturale in tutte le sue forme.
Catalogo disponibile, testo di Andrea Lissoni.
Per ulteriori informazioni o immagini, prego contattare carasi-massimo@libero.it
mostra sara' visibile on-line su www.carasi.it
orari galleria: dal martedì al sabato ore 15.30 - 19.30 / festivi su appuntamento
EXPOARTS · PromoArtists & WebMuseum
NOTA BENE
Continuiamo a ricevere richieste d'informazioni relative all'Artista Beatrice Fineschi di Prato. Risponderemmo volentieri se l'interessato ci lasciasse un recapito. :).
Grazie.
ATTENZIONE!!
A causa delle molte richieste ci possono essere dei ritardi sui servizi offerti da ExpoArts.
Ci scusiamo per l'incoveniete
Lo Staff ExpoArts